Economia circolare e ecodesign: lo standard europeo per i prodotti sostenibili

-Dal sistema produttivo lineare al paradigma circolare

Economia Circolare e decarbonizzazione sono i due pilastri della transizione ecologica, la prima delle sei priorità previste della Commissione Europea per il quinquennio 2019-2024 ed esplicitata nel Green Deal come “una nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse.” Nella Comunicazione COM (2019) 640 della Commissione Europea viene tracciata una tabella di marcia iniziale delle politiche e delle misure principali per la transizione ecologica europea con tre obiettivi principali: arrivare alla neutralità climatica entro il 2050; fare dell’UE il leader mondiale nell’economia circolare e nelle tecnologie pulite; preservare l’ambiente naturale dell’Europa. L’economia circolare appare fin da subito non solo come uno dei vari strumenti indicati dal Green Deal per realizzare la transizione ecologica, ma una vera e propria politica europea disciplinata da varie norme, in cui l’economia risulta strettamente connessa all’ambiente. L’art. 2, n. 9 del Regolamento Ue 2020/852, concernente la tassonomia degli investimenti sostenibili, la definisce come “un sistema economico in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle altre risorse nell’economia è mantenuto il più a lungo possibile, migliorandone l’uso efficiente nella produzione e nel consumo, così da ridurre l’impatto ambientale del loro uso, riducendo al minimo i rifiuti e il rilascio di sostanze pericolose in tutte le fasi del loro ciclo di vita, anche mediante l’applicazione della gerarchia dei rifiuti”.

L’economia circolare, dunque, si riferisce al passaggio da un sistema economico di tipo lineare (“take, make, use, dispose”: prendi, produci, usa e getta) ad un nuovo paradigma sostenibile finalizzato a dissociare il più possibile la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse con una riduzione sia del fabbisogno di materie prime sia di produzione di rifiuti. L’obiettivo dell’economia circolare è di “chiudere il cerchio” del ciclo di vita dei prodotti, incrementandone il riutilizzo ed il riciclaggio, promuovendo il recupero di scarti di lavorazione da rimettere nel ciclo produttivo e, soprattutto, cercando di impiegare una quantità sempre più ridotta di risorse naturali (energia, acqua, materie prime). Ciò richiede di spostare maggiormente l’attenzione dalla fase finale del ciclo di vita alla fase inziale di ricerca e sviluppo, favorendo l’ecodesign dei prodotti affinchè siano durevoli, riparabili e riciclabili. Significa anche rafforzare la capacità di co-progettazione tra clienti e fornitori nelle fasi intermedie e destinare investimenti per una gestione più efficiente dei rifiuti (maggiori infrastrutture per la raccolta differenziata, impianti di trattamento più moderni). Come dichiara Marco Capellini – Ceo di Matrec, pioniere dell’ecodesign ed esperto nella misurazione della circolarità dei prodotti – “la spinta legislativa comunitaria degli ultimi anni ha favorito il diffondersi di molteplici materiali “circolari” ed il requisito ambientale di un prodotto sarà sempre più una normalità e quindi l’offerta materica si sta adeguando e ampliando. I criteri di scelta dei materiali, che devono tenere in considerazione diversi aspetti oltre alla tipologia di prodotto, sono direttamente collegati alla progettazione del prodotto e al suo fine vita. Non è la sola scelta del materiale che definisce la circolarità di un prodotto.

Principali riferimenti normativi

Di seguito, una sintesi dei principali riferimenti normativi sull’economia circolare:

  • Nel 2015, la Commissione Europea ha adottato la Comunicazione “L’anello mancante: un piano d’azione europeo per l’economia circolare” (COM (2015) 614 final) in cui viene analizzata l’interdipendenza di tutti i processi della catena del valore: dall’estrazione delle materie prime alla progettazione dei prodotti, dalla produzione alla distribuzione, dal consumo al riuso e riciclo. Si tratta di un pacchetto di misure che comprende l’elaborazione e la revisione di alcune proposte legislative, nonché un piano d’azione generale che individua misure chiave e aree specifiche di intervento tra cui: la progettazione ecologica, lo sviluppo dei mercati delle materie prime secondarie, l’adozione di modelli di consumo più sostenibili, la gestione dei rifiuti. In questo contesto svolgono un ruolo cruciale strumenti trasversali quali l’eco-innovazione, gli appalti pubblici verdi e gli strumenti europei di finanziamento.
  • Nel 2018 è stata adottata la “Strategia dell’UE per la plastica nell’economia circolare” (COM(2018) 28 final), il primo quadro strategico a livello dell’UE con un approccio basato sul ciclo di vita dei singoli materiali al fine di integrare le attività di progettazione circolare, utilizzo, riutilizzo e riciclaggio nelle catene del valore della plastica. La strategia prevede la riutilizzabilità o riciclabilità entro il 2030 di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell’UE. Nel 2019, è stata approvata la “Direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”, che contiene norme sulla messa al bando e sulla riduzione dell’uso per diversi prodotti di plastica monouso e per gli attrezzi da pesca, che divengono spesso rifiuti marini.
  • Nel dicembre 2019, la Commissione Europea ha lanciato il Green Deal Europeo (COM (2019) 640 final), con l’obiettivo raggiungere la neutralità climatica al 2050 attraverso una nuova strategia di crescita per un’economia più inclusiva e circolare. Il riferimento all’economia circolare è presente in numerose disposizioni che compongono il pacchetto del Green Deal europeo: dal Fondo per una transizione giusta (Regolamento Ue 2021/1056 del Parlamento europeo e del Consiglio), alla Comunicazione Fit for 55% (Comunicazione della Commissione “Pronti per il 55 %”: realizzare l’obiettivo climatico dell’UE per il 2030 lungo il cammino verso la neutralità climatica”, COM(2021) 550 final), dalle disposizioni in tema di rinnovabili (REPowerEU Plan, COM(2022) 230 final) a quelle sull’agricoltura (Comunicazione della Commissione “Una strategia “Dal produttore al consumatore” per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente” , COM(2020) 381 final).
  • Nel marzo 2020, in attuazione degli obiettivi di transizione ecologica del Green Deal Europeo, la Commissione Europea ha adottato “il nuovo piano di azione europeo sull’economia circolare” (COM(2020) 98 final) che mira ad estendere l’approccio dell’economia circolare “dai precursori agli operatori economici tradizionali” per contribuire al conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e alla dissociazione della crescita economica dall’uso delle risorse. Il nuovo piano intende istituire un quadro strategico in cui i prodotti, i servizi e i modelli imprenditoriali sostenibili costituiranno la norma, e a trasformare i modelli di consumo in modo da evitare la produzione di rifiuti, ponendo l’accento sulle catene di valore dei prodotti, cominciando dalla fase della progettazione di prodotti sostenibili. La “Strategia nazionale per l’economia circolare”, adottata in Italia il 24 giugno 2022, fornisce una definizione di economia circolare coerente con quella, sopra citata, del Regolamento tassonomia e in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.
  • Il 30 marzo 2022 la Commissione ha presentato una proposta di regolamento (Ecodesign for Sustainable Products Regulation= ESPR) nel quadro del Green Deal europeo e del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e per renderli  efficienti sotto il profilo energetico lungo l’intero ciclo di vita. Le norme riviste si applicherebbero a quasi tutti i prodotti del mercato interno (ad eccezione di alimenti, mangimi, medicinali e organismi viventi). La proposta fa parte di un pacchetto di proposte sull’economia circolare per rendere i prodotti sostenibili la norma nell’UE, promuovere modelli di business circolari e responsabilizzare i consumatori per la transizione verde. Nella premessa la Commissione richiama le crisi in corso (pandemia, guerra in Ucraina, crisi climatica, perdita di biodiversità) che ci costringono a ripensare il nostro modello economico e il nostro sistema energetico, facendo emergere le dipendenze e le vulnerabilità dell’UE in termini di sicurezza dell’approvvigionamento con conseguenti ripercussioni su famiglie e imprese. Un’economia realmente circolare potrà contribuire a uno sviluppo economico per l’Ue dissociato dalla dipendenza da energia e risorse, più resiliente agli shock esterni e alle perturbazioni delle catene globali integrate del valore, con nuove opportunità di business e lavoro, oltre che una riduzione dei costi per i consumatori. La Commissione fa anche riferimento al rapporto “Global Resources Outlook”  dell’Unep (il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), evidenziando che gli impatti ambientali del consumo sono ancora un rischio per l’umanità e che, a livello globale, la metà di tutte le emissioni di gas serra e il 90% della perdita di biodiversità sono causati dall’estrazione e dalla lavorazione delle materie prime primarie. La Commissione intende, dunque, definire un quadro normativo chiaro e armonizzato sulla sostenibilità ambientale dei prodotti, affinché questo approccio diventi mainstream e spinga le aziende europee a innovare e investire in modelli di business circolari. Non solo: le norme Ue dovrebbero diventare uno standard di riferimento anche internazionale, contribuendo così ad accelerare l’attuazione dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo sostenibile, in abbinamento anche alla recente proposta di direttiva sul “dovere di diligenza” delle imprese (Corporate Sustainability Due Diligence Directive=CSDD) per gestire tutti gli impatti sociali e ambientali lungo l’intero processo di produzione e distribuzione.  Il Pacchetto contempla i seguenti provvedimenti:
  • a. Iniziativa sui prodotti sostenibili e circolariproposta di regolamento per l’ecodesign dei prodotti sostenibili: secondo l’UE, la progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili determina fino all’80% dell’impatto ambientale del ciclo di vita del prodotto. La proposta stabilisce nuovi requisiti per rendere i prodotti più durevoli, affidabili, riutilizzabili, riparabili, da rinnovare e riciclare, nonché più efficienti dal punto di vista energetico; prevede, infatti, la definizione di criteri per la circolarità e la riduzione complessiva dell’impronta ambientale e climatica dei prodotti, definendo il quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile e consentendo di fissare requisiti minimi di ecodesign e d’informazione per quasi tutte le categorie di beni fisici immessi sul mercato dell’Ue. I fattori principali considerati sono:

-durata del prodotto, affidabilità, riutilizzo, aggiornamento, riparabilità, facilità di manutenzione e rimessa a nuovo;

-restrizioni sulla presenza di sostanze che inibiscono la circolarità dei prodotti e dei materiali;

-uso dell’energia o efficienza energetica dei prodotti;

-uso delle risorse o efficienza delle risorse dei prodotti;

-contenuto minimo di materiale riciclato nei prodotti;

-facilità di smontaggio, rigenerazione e riciclaggio di prodotti e materiali;

-impatto ambientale del ciclo di vita dei prodotti, compresa la loro impronta di carbonio e ambientale;

-prevenzione e riduzione dei rifiuti, compresi i rifiuti di imballaggio.

I requisiti di informazione specifici del prodotto consentiranno ai consumatori di conoscere l’impatto ambientale dei loro acquisti, grazie al passaporto digitale per etichettare e identificare i prodotti in base al loro livello di circolarità e sostenibilità. Ciò semplificherà la riparazione e il riciclo, facilitando il tracciamento delle sostanze problematiche lungo la catena di approvvigionamento, riducendo la necessità di risorse naturali primarie, risparmiando costi, limitando le dipendenze strategiche e  consentendo di tracciare anche le sostanze pericolose in linea con la strategia in materia di sostanze chimiche sostenibili. La proposta della Commissione contiene anche misure per porre fine alla distruzione dei beni di consumo invenduti e un piano di lavoro per l’etichettatura energetica 2022-2024 ( Ecodesign and Energy Labelling Working Plan 2022-2024) riguardante i nuovi prodotti legati al mercato dell’energia,  in particolare all’elettronica di consumo (smartphone, tablet, pannelli solari).

b. Strategia europea per prodotti tessili sostenibili e circolari: si propone di contrastare il fenomeno del fast fashion e di ridurre rifiuti tessili, garantendo anche che la produzione avvenga nel pieno rispetto dei diritti sociali. Il consumo europeo di prodotti tessili ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità ed è il terzo settore per maggiore utilizzo di acqua e suolo e il quinto per l’uso di materie prime primarie e di emissioni di gas a effetto serra. La strategia integra anche il tema della riduzione del rilascio d’inquinanti e microplastiche durante il lavaggio.

c. Revisione del Regolamento dei prodotti da costruzione: secondo i dati della Commissione europea, gli edifici sono responsabili di circa il 50% dell’estrazione e consumo di risorse, di oltre il 30% dei rifiuti europei generati ogni anno con impatti anche sul consumo energetico (40%). Questa misura intende rafforzare e modernizzare un quadro normativo – in vigore dal 2011 – per migliorare le prestazioni di sostenibilità dei prodotti da costruzione e standardizzare il settore edilizio nel suo complesso.

d.Diritti del consumatore: questa proposta di norme intende responsabilizzare i consumatori al fine di agevolare la transizione verde e prevedono il divieto di greenwashing, dell’obsolescenza programmata e delle pratiche sleali sulla durata e riparabilità dei prodotti. Si chiede una revisione della direttiva 2005/29/Ce sulle pratiche commerciali scorrette e la direttiva 2011/83/Ue sui diritti del consumatore. Nello specifico, il greenwashing è una strategia di comunicazione e marketing e una pratica commerciale sleale ed ingannevole adottata dalle aziende per far credere ai consumatori che i loro prodotti sono ecosostenibili. Al riguardo, la Commissione impone alle aziende di informare in modo chiaro i consumatori prima dell’acquisto riguardo alla qualità, durabilità e riparabilità dei prodotti e di offrire ai clienti una garanzia commerciale di durabilità superiore ai due anni anche per i beni che consumano energia. La Commissione propone inoltre un ampliamento della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, come la formulazione di dichiarazioni ambientali generiche o vaghe, limitate e non verificabili. Durante l’elaborazione della proposta sono stati consultati circa 12 mila consumatori oltre ad imprese e autorità nazionali. Dai sondaggi è emerso che la metà dei consumatori sarebbe disposta a pagare prezzi più alti per acquistare prodotti di qualità e più duraturi.

A dicembre 2023 è stato raggiunto un accordo tra Parlamento e Consiglio Ue sul regolamento ecodesign, l’entrata in vigore è attesa nei primi mesi del 2024.

Lo stato dell’arte dell’economia circolare in Italia

A fine Novembre è stato pubblicato il “Circular Economy Report 2023” a cura dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. I dati ci dicono che, nel corso dell’ultimo anno, l’Italia ha risparmiato 1,2 miliardi di euro grazie all’implementazione di strategie legate all’Economia circolare, con un contributo predominante del settore delle costruzioni (57%). Tuttavia, con un totale accumulato di 15,6 miliardi, siamo ancora lontani dall’obiettivo di 103 miliardi fissato per il 2030, traguardo che richiederebbe un risparmio annuo di circa 11 miliardi, circa dieci volte quello che è stato ottenuto nel 2023. Se si guarda alla complessità dei 10 indicatori statistici individuati dall’European Circular Economy Monitoring Framework, l’Italia risulta essere tra i Paesi con le più alte performance tra le principali economie europee, mentre in relazione alle misure riferite alla sola “circolarità” (material footprint, produttività delle risorse, tasso di utilizzo delle materie provenienti da riciclo) la situazione è più critica. «La strategia nazionale sull’economia circolare – pur ben definita nei contenuti – arranca nella realizzazione, con un generale ritardo sul cronoprogramma del 2023 che va a sommarsi a quelli del 2022, anche a causa delle difficoltà nello sbloccare le procedure autorizzative necessarie per connettere settori diversi e avviare al riuso le materie prime seconde».

Dal report risulta come l’Italia sia penultima tra i principali Paesi europei per quanto riguarda gli investimenti privati in Economia circolare e, purtroppo, una resistenza al cambiamento delle piccole imprese che non intendono investire in questa direzione anche a causa del peggioramento del contesto economico e dell’incertezza (dal 38% del 2022 si è passati al 47% del 2023). La transizione verso l’economia circolare per il 70% delle imprese è ancora ai primi passi e si concentra soprattutto sulla valorizzazione del fine vita dei prodotti traendo materie prime seconde dagli scarti, a scapito delle pratiche incentrate su design ed estensione dell’utilizzo. Il livello degli investimenti privati è ancora troppo basso, in più della metà dei casi inferiore ai 50.000 euro, riguardanti interventi semplici e non strutturali su processi e prodotti. Gli ostacoli riguardano gli elevati costi di investimento, i tempi di rientro lunghi, e l’incertezza legata alla normativa e agli incentivi. Emergono, inoltre, disomogeneità non solo a livello dimensionale, ma anche tra i diversi settori: quelli del Building & Construction e dell’Impiantistica Industriale registrano i livelli più elevati di adozione di pratiche circolari. Come nota positiva, va rilevato che l’Italia è seconda in Europa per numero totale di brevetti relativi all’Economia circolare e sono 210 le startup circolari che hanno raccolto 122,7 milioni di euro di finanziamenti. Metà di queste startup circolari è concentrata in 4 settori economici: Agroalimentare, Tessile, Energia e Gestione rifiuti.

Il Regolamento Ecodesign porterà sicuramente ad un’accelerazione degli investimenti e dell’adozione di pratiche circolari da parte delle imprese in quanto sarà un cambiamento epocale per il sistema industriale, per l’ambiente e per i consumatori”, così Marco Capellini, che al contempo sottolinea come i produttori e le attività commerciali, soprattutto le PMI, dovranno essere sostenute soprattutto nella fase iniziale del processo di transizione. Per stimolare il dialogo e la cooperazione tra gli stakeholder, evidenziare ostacoli e barriere legislative, identificare e condividere buone pratiche tra imprese e istituzioni, dal 2017 è a disposizione la piattaforma ECESP (European Circular Economy Stakeholder Platform), creata dal Comitato Economico e Sociale Europeo  (CESE) e la Commissione europea. Sul modello europeo,  anche in Italia è nata nel 2018   ICESP (Italian Circular Economy Stakeholder Platform),  una piattaforma  per creare sinergie tra i settori della ricerca, dell’industria, delle istituzioni pubbliche e della società civile e mettere a sistema le diverse iniziative circolari attive in Italia.

Altri Approfondimenti

Un ringraziamento speciale a Monica Fumagalli, consulente in comunicazione della sostenibilità, Alice Scelfo, fotografa, e Leonardo Montorio, digital designer.